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GIORNATA DELLO SBATTEZZO

Articolo dell'UNIONE SARDA (26/10/2008)

Giornata dello sbattezzo: in 89 abbandonano la Chiesa
La manifestazione organizzata dall'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). «La visita di papa Ratzinger ha convinto in tanti a cancellare il proprio battesimo», dice il responsabile regionale.
Si sono presentati in 89: il numero più alto in tutta Italia. Sono i cagliaritani che hanno deciso di partecipare alla “Giornata dello sbattezzo” e che, nell'ultima settimana, si sono presentati nella sede cittadina di via Bacaredda dell'Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) per portare i moduli che poi sono stati spediti ai parroci delle parrocchie interessate.
Una giornata scelta non a caso: il 25 ottobre di cinquant'anni fa, la Corte d'appello di Firenze assolse il vescovo di Prato che aveva denigrato una coppia di giovani sposati civilmente. Una sentenza giustificata con l'affermazione da parte della Corte che i due giovani erano “suoi sudditi perché battezzati”.
Ieri, “Giornata dello sbattezzo”, i responsabili dell'Uaar hanno raccolto tutti i moduli e si sono recati alle Poste per spedirli tramite raccomandata. Agli sportelli si sono presentati, appunto, con ottantanove “moduli di sbattezzo”. «Abbiamo trovato», afferma Stefano Incani, coordinatore regionale dell'Uaar e del circolo cagliaritano, «uno sponsor inatteso in papa Ratzinger. L'effetto delle sua visita in città ha convinto tante persone a cancellare il proprio battesimo».
“Essendo stato sottoposto a battesimo nella Sua parrocchia, in una data a me non nota ma presumibilmente di poco successiva alla mia nascita”, si legge nel modulo di sbattezzo, destinato al parroco interessato, “desidero che venga rettificato il dato in Suo possesso, tramite annotazione sul registro dei battezzati, riconoscendo la mia inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata Chiesa cattolica apostolica romana”.
Ma perché tante persone hanno deciso di compilare questo modulo? «In primo luogo», risponde Incani, «questo atto va considerato un controrito e non è certamente una cosa folkloristica. Ci sono varie ragioni per sbattezzarsi. È vero, situazioni come quella che si è verificata a Prato non avverranno più. Ma, per esempio, che cosa potrebbe accadere per il testamento biologico? Magari potrebbe essere limitate le scelte di una persona soltanto perché è battezzata e, dunque, soggetta ai principi cattolici». E c'è anche un aspetto numerico. «Si dice che il 90 per cento degli italiani sia cattolico perché, appunto, è stato battezzato. Ecco, con questo atto, vogliamo che la realtà venga fotografata con numeri più reali».
MARCELLO COCCO

 

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VISITA DEL PAPA A CAGLIARI - 7 settembre 2007

Il nostro comunicato stampa

Il Circolo UAAR di Cagliari (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) esprime il proprio forte dissenso riguardo ai costi in termini economici e logistici della visita del papa a Cagliari.
Innanzi tutto poniamo l’accento sulle ingenti spese sostenute dalle amministrazioni pubbliche locali in questa occasione. Le cifre rese note, 1,4 milioni di euro dalla Regione, 300.000 euro del Comune e 20.000 euro della Provincia, che si sommano a quelle comunicate con minore trasparenza da parte di altre istituzioni pubbliche, appaiono sproporzionate all’evento, specie in considerazione dei problemi economici della nostra regione.
Si tratta infatti di un vero e proprio sperpero di fondi pubblici a favore di una organizzazione, la chiesa cattolica, cui lo Stato Italiano versa già in forme diverse parte delle tasse pagate anche da chi non ne condivide la filosofia né i dogmi e che auspica che il principio di laicità significhi anche che siano i soli credenti a finanziarne l’opera.
Alle perplessità di carattere puramente economico-finanziario si aggiunge anche la forte disapprovazione dell’ossequio che la politica rende alla chiesa e al suo capo, quasi che la benedizione di questi debba essere maggiore dell’investitura – unica realmente importante – dell’elezione popolare.
Non ultimo, l’UAAR intende segnalare il disagio che l’evento ha apportato ai cittadini di Cagliari e dell’hinterland, costretti a giorni di strade bloccate, divieti di parcheggio e persino abbattimento di alberi a causa di “esigenze televisive”. È difficile accettare che poche ore di presenza del papa debbano significare giorni e giorni di controlli da regime militare.
Sarebbe desiderabile che finalmente le religioni escano dalla vita pubblica e siano confinate nella sfera privata dei singoli: ciò permetterebbe alla società di essere libera da dogmi e da verità imposte come assolute che, proprio per questa loro indiscutibilità, non possono che entrare in contrasto con punti di vista diversi e costruire barriere fra le persone invece che avvicinarle e favorirne la pacifica convivenza.

 

Hanno pubblicato il nostro comunicato:

La Nuova Sardegna

nuova

L'Unione Sarda

unione

 

l'altravoce.net

Ratzinger, polemiche da day after nel mirino c'è Berlusconi l'intruso
mentre gli atei presentano il conto

di Cinzia Isola

Passato il santo, passata la festa. Quel che resta sono le polemiche. E se una parte politica si concentra sul premier prezzemolino, alias Silvio Berlusconi, gli atei si concentrano sui costi e sui disagi provocati dall'evento: fuori luogo e fuori misura, specie se si tiene conto della situazione economica dell'Isola. L'affondo politico arriva dai banchi del consiglio provinciale: «Nella giornata della visita del Papa in Sardegna ha pesato in maniera imbarazzante la presenza impropria del presidente del Consiglio Berlusconi che non ha precedenti nella storia d'Italia e che ha offeso la rappresentanza istituzionale regionale».(...)
E se il narcisismo di Berlusconi colora il protocollo pontificio, non senza creare qualche legittimo sospetto di avanscoperta in terra di elezioni, è il colore dei soldi a preoccupare gli atei: il Circolo uaar di Cagliari (unione degli atei e degli agnostici razionalisti) contesta i costi economici e logistici della recente visita del Papa a Cagliari. «Le cifre rese note, 1,4 milioni di euro dalla Regione, 200.000 euro del Comune e 20.000 euro della Provincia di Cagliari, che si sommano a quelle comunicate con minore trasparenza da parte di altre istituzioni pubbliche, appaiono sproporzionate all'evento, specie in considerazione dei problemi economici della nostra regione».
Il circolo di Cagliari dell'associazione preseiduta a livello nazionale, fra gli altri, da Carlo Flamigni, Margherita Hack, Piergiorgio Odifreddi e Sergio Staino, denuncia quello che considera «un vero e proprio sperpero di fondi pubblici a favore di un'organizzazione, la chiesa cattolica, cui lo Stato italiano versa già in forme diverse parte delle tasse pagate anche da chi non ne condivide la filosofia né i dogmi e che auspica che il principio di laicità significhi anche che siano i soli credenti a finanziarne l'opera».
Ma gli atei e agnostici esprimono, inoltre, «forte disapprovazione dell'ossequio che la politica rende alla chiesa e al suo capo, quasi che la benedizione di questi debba essere maggiore dell'investitura - unica realmente importante - dell'elezione popolare». L'uaar, infine, ricorda «il disagio che l'evento ha apportato ai cittadini di Cagliari e dell'hinterland, costretti a giorni di strade bloccate, divieti di parcheggio e persino abbattimento di alberi a causa di esigenze televisive».
Infine l'appello: «Sarebbe desiderabile che finalmente le religioni escano dalla vita pubblica e siano confinate nella sfera privata dei singoli: ciò permetterebbe alla società di essere libera da dogmi e da verità imposte come assolute che, proprio per questa loro indiscutibilità, non possono che entrare in contrasto con punti di vista diversi e costruire barriere fra le persone invece che avvicinarle e favorirne la pacifica convivenza».

 

il pane e le rose

La visita del papa a Cagliari: un vero e proprio sperpero di fondi pubblici
(10 settembre 2008)

Il Circolo UAAR di Cagliari (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) esprime il proprio forte dissenso riguardo ai costi in termini economici e logistici della visita del papa a Cagliari.
Innanzi tutto poniamo l’accento sulle ingenti spese sostenute dalle amministrazioni pubbliche locali in questa occasione. Le cifre rese note, 1,4 milioni di euro dalla Regione, 200.000 euro del Comune e 20.000 euro della Provincia, che si sommano a quelle comunicate con minore trasparenza da parte di altre istituzioni pubbliche, appaiono sproporzionate all’evento, specie in considerazione dei problemi economici della nostra regione.
Si tratta infatti di un vero e proprio sperpero di fondi pubblici a favore di una organizzazione, la chiesa cattolica, cui lo Stato Italiano versa già in forme diverse parte delle tasse pagate anche da chi non ne condivide la filosofia né i dogmi e che auspica che il principio di laicità significhi anche che siano i soli credenti a finanziarne l’opera.
Alle perplessità di carattere puramente economico-finanziario si aggiunge anche la forte disapprovazione dell’ossequio che la politica rende alla chiesa e al suo capo, quasi che la benedizione di questi debba essere maggiore dell’investitura – unica realmente importante – dell’elezione popolare.
Non ultimo, l’UAAR intende segnalare il disagio che l’evento ha apportato ai cittadini di Cagliari e dell’hinterland, costretti a giorni di strade bloccate, divieti di parcheggio e persino abbattimento di alberi a causa di “esigenze televisive”. È difficile accettare che poche ore di presenza del papa debbano significare giorni e giorni di controlli da regime militare.
Sarebbe desiderabile che finalmente le religioni escano dalla vita pubblica e siano confinate nella sfera privata dei singoli: ciò permetterebbe alla società di essere libera da dogmi e da verità imposte come assolute che, proprio per questa loro indiscutibilità, non possono che entrare in contrasto con punti di vista diversi e costruire barriere fra le persone invece che avvicinarle e favorirne la pacifica convivenza.

fonte: piras.anto@alice.it

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