E-mail di F.G.
Caro Stefano,
la prima cosa che mi viene da dire dopo l'ottimo risultato è "evviva". La seconda, non meno importante, è GRAZIE.
Grazie per tutto il lavoro che hai fatto, per la passione che ci hai messo, e per l'impegno che ha portato ad un risultato ancor più magnifico se si considera che si è ottenuto in una città come Cagliari.
Apprezzo e condivido in modo particolare la mail della giovane sbattezzata che sintetizza molto bene il senso dello sbattezzo. Un pò, ti confesso, mi dispiace per le persone che, pur definendosi atee o comunque non credenti, non hanno ancora avuto il coraggio di fare il salto, passando dalla paura alla libertà.
Nel rispetto assoluto delle scelte individuali mi chiedo se abbiano compreso il vero senso dello sbattezzo, che altro non è che una banale richiesta di cancellazione dei dati personali. Nulla ha a che vedere con il rito (come tu stesso specifichi), che rimane, per chi ci crede, saldo al suo posto. Dico banale non per sminuirne il senso e l'effetto, ma per chiarire che non c'è nulla di "strano", di "magico" o "paranormale". Non è banale, però, il risultato che si vuole ottenere. Anzi... Ma la questione che mi viene in mente e per la quale non riesco a darmi pace è: come avere il coraggio (perchè per me di coraggio si tratta) di rimanere legati ad una istituzione che uccide, ruba, mortifica e umilia? E farlo senza crederci, poi. Diversa è la posizione di chi invece vuole credere e per questo in qualche maniera rimane legato all'idea di quella istituzione che dovrebbe accogliere in seno tutte le pecorelle. Ma per chi non crede qual'è il senso? Forse paura? Forse per rispetto ai propri genitori? E il rispetto dei nostri genitori nei confronti della libera scelta di una figlia o di un figlio non conta? Mi dispiace ma, pur sforzandomi, non lo riesco a capire. Una cosa però la capisco bene: rimanendo in quegli elenchi si è complici di quella istituzione e dei massacri di cui si rende ogni giorno colpevole, dei privilegi che riesce ad ottenere dallo Stato Italiano, e delle decisione ideologiche che tenta di imporgli, facendosi forte proprio del numero dei propri aderenti. E quanto più violenta è la guerra che la chiesa con i suoi sgherri scatena contro chi non la pensa come loro, tanto più forte dovrebbe essere la nostra reazione. Mi rattrista che così non sia e che la coscienza di tante donne e uomini intelligenti sia prigioniera di un giogo così potente da riuscire a limitarne la capacità di ragionare.
Io mi auguro che questa giornata dello sbattezzo sia solo l'inizio, e che chi oggi ha ancora dubbi possa rendersi conto che lo sbattezzo è un atto importante di libertà, di rispetto e di lotta contro una istituzione che ancora oggi, laddove può, mostra il suo vero volto: quello di chi, per il potere, lascia morire milioni di donne, uomini e bambini di aids; di chi è contro le donne, contro gli omosessuali, è contro tutte/i coloro che la pensano diversamente; che parla di uguaglianza ma pensa che alcuni siano più uguali di altri (loro ad esempio che non vogliono pagare le tasse in una paese che ogni giorno allunga l'elenco dei poveri), che non ha quella pietà minima di lasciare che la povera Eluana se ne vada, che non ne ha avuto per Luca Coscioni che domandava solo di avere il diritto di decidere della propria esistenza, che voleva solo smettere di soffrire, che voleva morire con dignità. Mi fermo qui, ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo, lo sappiamo noi, e lo sa chi oggi ha scelto, ancora una volta, di girarsi dall'altra parte.
Scusami dello sfogo, Stefano, ma da "vecchia" sbattezzata (circa 9 anni) è davvero complicato capire come non si desideri essere finalmente liberi.
Ancora grazie.
F.G.
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